Imbarco UCV su elicottero PCUna nuova sfida ed un'altro impegno importantissimo che il CNSAS del Friuli Venezia Giulia si è assunto, sono le reperibilità presso l'eliporto di Tolmezzo con le sue Unità Cinofile da Valanga (UCV).
Un servizio collaudato che è stato voluto dal nostro servizio Regionale 3 anni fa, in collaborazione con gli elicotteri di Elifriulia, secondo gli accordi con la PC Regionale.  Come ho già avuto modo di spiegare, in caso di chiamata per un'incidente in valanga, vengono attivati contemporaneamente, l'elicottero del 118 che ha a bordo un TE del CNSAS e l'elicottero di Elifriulia, attivato dal SOR di Palmanova, che ha bordo la nostra UCV entrambi equipaggiati ed addestrati ad operare e muoversi in valanga con gli sci da alpinismo ai piedi e con ARTVA acceso in ricezione, ma in particolar modo a vivere il momento, in un'ambiente considerato dei più ostili e pericolosi, che dopo lo sbarco si trovano ad operare nelle prime fasi di ricerca, da soli in un silenzio surreale, consci del fatto che ci possono essere ulteriori fattori che possono provocare ulteriori valanghe.
Tutto questo è frutto dei tre anni di addestramento per conseguire il brevetto UCV definitivo.  Questo concetto ed il modo di operare è unico in Italia, infatti avere un elicottero in più ed in particolare quello della PC può essere un vantaggio; una volta sbarcata la UCV sulla valanga, l'elicottero della PC viene impiegato per il l'imbarco di altre UCV che nel contempo vengono attivate e prelevate dalle piazzole delle varie Stazioni del CNSAS Regionale e dei Tecnici per portarli sul luogo dell'incidente.
Le UCV inoltre vengono imbarcate sull'elicottero, anche se lo stesso, durante la giornata, svolge attività di volo in montagna, questo per permettere l'immediata attivazione delle UCV, senza fare rientro in base a Tolmezzo per il suo prelievo. Nove sono le UC del CNSAS Regionale, due delle quali della nostra Provincia, e possono essere bivalenti, quindi da ricerca in superfice e valanga, o trivalenti ovvero anche da maceria.  E sono :
Daniele Mozzi di Forni A. con Jack un Kelpi triv., Sarah Ciaranfi di Pordenone, con Kesa un Grigione biv., Simone Marcuzzi di Gemona, con Troll un Kelpi biv., Zanette Luca di Maniago, con Yomo un Border Collie biv., Andrea Handler di Trieste, con Benjy un Golden Retriver biv., Carlo Cecconi di Forni Avoltri, con Dusty grigione biv., Claudio Boscariol di Forni Avoltri, con Leo Border Collie biv., Cristian Della Pietra di Forni Avoltri con Axel pastore tedesco biv., Del Negro Lorenzo di Gemona , con Black pastore tedesco biv.
A queste si aggiungono 3 UCV della Guardia di Finanza di Sella Nevea e 1 di Tolmezzo che turnano allo stesso modo, con 2 pastori belgi malinois, due pastori tedeschi ed un laika.

 da Gazzettino - 28 Dicembre 2012

 

 

KETRISS

La notizia è arrivata come una bomba , mi sconforta, sono solo in casa e non so con chi esprimermi, mi sale lo sconforto e penso di condividere la notizia telefonando a caso a chi mi ricordo per primo. La fortuna che subito dopo arriva Luca il mio vice e possiamo condividere tutto questo assieme.

C'è una esercitazione di ricerca il giorno dopo dove abbiamo coinvolto quasi 80 – 90 persone e da subito la voglia è quella di annullare il tutto, ma dentro di me una voce mi dice di non mollare, mi confronto con il mio Delegato e Presidente e specialmente lui mi sprona a non mollare e allora capisco che Ketriss non lo avrebbe voluto, non ci avrebbe permesso di mollare.

E' dura, durante la notte mentre non dormo, mi chiedo se sia stato giusto accettare di coprire il ruolo di capo stazione per così tanti anni, oppure fosse stato giusto fare tre anni e poi via senza farmi coinvolgere più di tanto dai miei soccorritori, che negli anni sono diventati amici dei quali conosco le loro famiglie, le mogli o mariti o le compagne o compagni.  E con questa premessa conosco anche, Ketriss che arriva in punta di piedi, nel 2004 durante una esercitazione con l'ALE Rigel in Piancavallo, Bruno, che da sempre ha seguito con simpatia i reparti di Casarsa, mi presenta uno specialista, ora non mi ricordo se fosse già maresciallo, ma Bruno mi dice ; questo le forte scoltame mi, falo entrar.  Viene a trovarmi a casa Ketriss, parliamo del più e del meno e capisco che non posso pretendere da lui un curriculum, ma comunque, durante la riunione mensile viene da tutti accolto con sincerità, perchè si presenta con quel suo sorriso largo a occhi  socchiusi e due bottiglie di Cartizze doc e da subito è simpatico a tutti e al suo curriculum non ci facciamo caso.  So che il suo mestiere non è facile e certo non gli farà conciliare appieno i percorsi formativi se vuole diventare un buon soccorritore.  Nel 2005 è aspirante Osa, ma nel contempo ci sono gli impegni militari, c'è la missione in Kosovo, ed è molte volte assente, ma tutta la stazione accetta tutto questo quasi a percepire che un giorno non sarà così, che il suo potenziale verrà alla luce.  Viene a trovarmi spesso a casa e mi confida alcune sue vicissitudini personali, che naturalmente tengo per me;  sono di nuovo pronto mi dice e passa le verifiche Osa.  Poi c'è un crescendo incredibile chiede di fare il percorso TeSA, sa che per regolamento ci vorrebbero tre anni dopo il percorso Osa più la presentazione di aver fatto degli interventi, ma il direttore della scuola, comunque accetta di andare al di là delle regole, si capisce da subito che andrà ancora avanti, lo capisce subito Ennio al Rif. Corsi nel 2007 durante le verifiche TeSA e diventano amici che si aggiunge agli amici che si moltiplicano, perché quel suo modo di presentarsi di vivere la montagna con quel suo sorriso coinvolgente che ti fa capire che finalmente qualche cosa sta cambiando e che l'uomo sta dando una svolta alla sua vita.  Nel 2008 è Tesa a tutti gli effetti e alla stazione sta portando la sua competenza e assieme agli altri Tesa ci sprona ci insegna le ultime tecniche, ribalta i ruoli e anche lui diventa il nostro punto di riferimento.  Nel contempo la montagna lo coinvolge a 360 gradi non vuole soltanto viverla, ma insegnare a vivere la montagna e intraprende la strada per diventare Guida Alpina, è dura, gli istruttori non gli risparmiano niente, nel 2010 una prima delusione, perché per un niente non riesce ad esprimersi in parete sulle difficoltà richieste, viene a casa mia e me lo confida, ma non mollo mi dice, adesso vado in California a farmi alcune vie estreme sul Capitain e dopo in Bianco a fare vie di misto e vediamo se non ne vengo fuori.  Nel contempo è già TE e copre il suo ruolo con serietà e l'ambiente del 118 di Udine lo accoglie con sincerità perchè riconosce la sua professionalità e le sue capacità. Nel 2011 finalmente è aspirante Guida e continua caparbiamente con i percorsi di completamento, macina vie difficili ed estreme con un semplicità disarmante, mi tiene aggiornato con le sue foto e le sue notizie.  Poi un'altra pausa c'è la missione in Afganistan a cui non può sottrarsi, mi invia foto di tutti generi, lo vedo con suo fratello Wendy, poi sotto Natale mi messaggia: sto rientrando.  Quest'anno era entrato anche nella scuola Regionale come istruttore a far valere il suo bagaglio di esperienza e capacità.  La sua riservatezza era tale, che solo dopo un po' di tempo ho scoperto che era stato fautore dei trasporti, con il suo AB205, per il rifacimento della via Julia sul Canin, oppure questa primavera per i trasporti in quota del bivacco dedicato a Luca Vuerich, sulla cima del Foranon del Buinz.  Lui era così, dedicava tutto se stesso alla montagna e al suo lavoro, dove, come mi disse l'altro ieri una sua collega era considerato un maestro.  Da un po' di tempo aveva trovato casa a Dardago, che condivideva con Gaia la sua compagna, anche lei coinvolta da Ketriss e dalla passione della montagna, ora era sereno in tutti i sensi e lo vedevo felice e questa sua felicità finalmente era riuscito a condividerla anche con gli altri componenti della stazione, con molti soccorritori della Regione e con una marea di amici e colleghi.  Per volontà dei suoi familiari è stato vestito con la nostra divisa, dove i suoi colleghi del Rigel hanno voluto posargli sul petto, anche lo stemma del suo raggruppamento elicotteri ed è con questo segno che gli chiediamo di guardarci e tenderci una mano durante la nostra attività di soccorritori.

Per finire personalmente lo voglio ricordare proprio sulle creste del Foranon del Buinz, dove l'ho ritratto con i suoi colleghi, con il cagnolino del suo comandante nello zaino con lo sfondo della catena innevata del Canin, con quel suo sorriso largo e sincero ad occhi socchiusi. E a nome di tutti ti dico, che sarà dura dimenticarti, che rimarrai a lungo nei nostri cuori e in friulano ti dico MANDI KETRISS.

Roberto Sgobaro capo stazione CNSAS di Pordenone

 

Pubblicato sul Gazzettino del 26-10-2012

IL CNSAS – Toby è operativo

di Sgobaro Roberto

Colledani Claudia, durante un corso di ricerca, ha avuto l'occasione di conoscere un gruppo di Agenti della Polizia Svizzera con al seguito dei cani chiamati “BLOODHOUND” . Detti cani  appartengono alla razza dei segugi, razza millenaria allevata inizialmente in Belgio (Chien de Saint Hubert) poi condotta in America ed ora ritornata in Europa. La specificità dell’impiego dei BLOODHOUND è quella del “naso”,  che avente larghe narici intrappolano migliaia di molecole. Per questa qualità il “Bloodhound” viene impiegato specialmente dalle Polizie di Stati Uniti e Canada,  ora anche in Europa dalle Polizie di Francia, Belgio, Germania, Inghilterra e Svizzera, per la ricerca di persone o cose, per rintracciare i trasgressori e fornire l'identificazione di criminali e persone disperse o scomparse.

La loro particolarità e la tipologia di ricerca è chiamata  “Mantrailing dog”, termine derivante dalla lingua americana che può venir tradotta quale “ricerca/inseguimento” di una persona, intendendo che la ricerca viene effettuata sulla base “dell'odore individuale e specifico della persona ricercata”.

Da allora, Claudia Colledani, manifestava alle cariche del Servizio Regionale del CNSAS la volontà e la disponibilità per l’assegnazione di un cane Bloodhound, considerando che la regione Friuli ne era sprovvista.

Il progetto del CNSAS ed il sogno della UCRM Colledani Claudia / Toby, si è realizzato la scorsa settimana con il conseguimento del 1° brevetto del Seminario Internazionale Bloodhound  NBAS  (National Bloodhound Association of Switzerland), sotto i dettami della VBSAR (Virginia Bloodhound Search and Rescue Association) , svoltosi dal 14 al 20 ottobre 2012  a Baveno – Stresa  (Verbania), grazie all'organizzazione del CNSAS.

Al Seminario vi hanno partecipato per essere valutate dai Giudici Americani della VBA, unità cinofile provenienti oltre che dall’Italia, rappresentate dal CNSAS, anche da Francia, Svizzera, Germania, Inghilterra  e  Congo.

Divenire Unità Cinofila di Ricerca Molecolare, ha comportato quasi due anni di duro lavoro, con la collaborazione e l’impegno delle varie figure del CNSAS, a partire in “primis” dal Servizio Regionale, dalla Stazione CNSAS di Pordenone e dal coordinatore cinofilo Regionale, che nel progetto hanno creduto fin da subito.

Un grazie va ai colleghi cinofili, ma in particolare a Luca Zanette ed agli istruttori regionali De Pol Ermes, Gianni Pozzo e Daniele Mozzi  per la fattiva collaborazione e formazione della UCRM  e non da ultimo i Cinofili della Guardia di Finanza.  

Ma Colledani Claudia, che è dipendente della Polizia Di Stato e svolge servizio presso la Questura di Pordenone, all’U.P.G.S.P. vuole ringraziare anche i suoi Dirigenti i Questori e tutti i colleghi, che  le permettono l’assenza dal servizio per i corsi e per gli interventi.                                                                                                                                                                          

Capo stazione CNSAS Pordenone

IL CNSAS – L'aiuto venne dal cielo

Pubblicato sul Gazzettino di Pordenone il 17-08-2012

di Sgobaro Roberto

Ci fu un passaggio di consegne il 22 Aprile del '71, infatti, come ho avuto occasione di dire in precedenza, gli elicotteri statunitensi, smisero la loro disponibilità nei nostri confronti e subentrarono gli elicotteri del V° REUG di Casarsa.

I famosi AB 205 pilotati con maestria da piloti, che un po' alla volta diventarono amici e anche componenti del CNSA.

Presso l'eliporto di Casarsa, si tennero le prime lezioni teoriche e pratiche, mirate alla conoscenza del mezzo e al comportamento durante gli sbarchi ed imbarchi.

I componenti delle stazioni della Regione partecipavano con entusiasmo, il Comando del V° REUG ci credette e così il 6 Giugno del 1972 a Sella Nevea si organizzò il primo addestramento con elicotteri in Friuli Venezia Giulia.

Mi trovai coinvolto in una cosa che mi sembrava più grande di me, verso le otto del mattino arrivarono due elicotteri che da subito mi sembrarono immensi, fatte le dovute presentazioni, seguì un Briefing molto dettagliato e poi via.

Sinceramente, pochi penso sapessero come comportarsi, vennero portate delle squadre di sei alla volta, verso il Montasio e verso il Canin, ricordo benissimo però, che si aggregarono a noi in veste di soccorritori, sia piloti che specialisti, infatti il comandante di allora Col. Benazzi, volle toccare con mano il nostro operato, che se pur semplice a quei tempi, parve da subito di grande interesse.

Certo le manovre furono quelle imparate presso l'eliporto, ma fatte in montagna, sulla neve,  in prossimità di creste e ripidi canaloni, misero alla prova per la prima volta sia mezzi che uomini.

Il mezzo aereo poteva trasportare sei persone alla volta, perfettamente equipaggiate, dal fondo valle fino in prossimità dell'infortunato, in pochi minuti, risparmiando ai soccorritori estenuanti marce di avvicinamento.

E poi il recupero, era garantito con rapidità, fatto da soccorritori addestrati e freschi di energie ed è facile intuire quante sofferenze vengono risparmiate ai feriti ma sopratutto come questa collaborazione, alle volte,

consenta di salvare una vita umana.

Questo fu il commento fatto sulle relazioni sia del comando del V° REUG che dal Delegato di zona del CNSA.

Dal 30 Maggio al 3 Giugno del '73, secondo corso Regionale in Val Cimoliana e nuove sfide, infatti gli istruttori Gardenesi, Senoner e Runggaldier, chiesero ai piloti di calare i soccorritori direttamente sul luogo dell'incidente con il verricello dell'elicottero, l'esperimento risultò validissimo, tanto che dopo l'imbarellamento del ferito si provò anche il recupero della barella, c'era qualche problemino da risolvere, ma gli anni per migliorare erano tanti davanti a noi e l'entusiasmo da ambo le parti non mancava. L'affiatamento arrivò al punto che i piloti e gli specialisti ci conoscevano nella voce durante gli interventi e questo giocava a vantaggio della reciproca fiducia, non servivano parole in più, entrambi conoscevamo le nostre capacità.

Capo stazione CNSAS Pordenone

IL CNSAS – L'aiuto venne dal cielo
di Sgobaro Roberto


Pubblicato sul Gazzettino di Pordenone il 24-08-2012
Ci sono stati anni intensi che hanno visto gli equipaggi del' ALE RIGEL , prodigarsi assieme al CNSAS in esercitazioni ed interventi di ogni tipo di difficoltà.
D'inverno, durante le esercitazioni organizzate in valanga, oppure in primavera, prima della stagione estiva,
che si sa la più impegnativa dal punto di vista di eventuali incidenti.
Anche durante le lezioni in aula e sul campo di Casarsa, oppure durante i Briefing, sia ufficiali che sottufficiali, si sono comportati sempre da amici facilitando il nostro compito senza mai metterci in difficoltà
o soggezione, anzi molti di loro vollero iscriversi al CNSAS, sposando così a pieno la causa comune.
Purtroppo ad interrompere le attività fu quel maledetto terremoto del 6 Maggio del '76, ma proprio quel evento vide ancora una volta ALE Rigel e CNSAS operare con estrema solidarietà a favore delle popolazioni terremotate.
Tutte le azioni svolte durante i giorni che seguirono, sono state scritte dai protagonisti, sul libro del 50° nel 2004, ci sono racconti tristi, ma anche di azioni positive. Proprio in quella immane tragedia, che segnò profondamente la nostra terra con la sua distruzione e morte, gli elicotteri ed i loro impavidi equipaggi svolsero un ruolo fondamentale ed insostituibile nelle operazioni di soccorso nelle zone terremotate.
In quella drammatica occasione risultò determinante l'addestramento svolto e l'affiatamento instauratosi tra
gli equipaggi del ALE Rigel e CNSAS.
La professionalità già acquisita e sperimentata e la reciproca fiducia furono gli elementi che caratterizzarono tutti gli interventi di soccorso svolti con mezzo aereo; tutte le missioni ebbero piena riuscita, nonostante le numerose difficoltà incontrate che furono sempre superate brillantemente.
Posso dire con certezza di essere stato la leva che ha spinto il CNSAS Regionale ad essere promotore, assieme ad un giornale locale, per il riconoscimento con medaglia d'Argento al Valor Civile al V raggruppamento ALE Rigel.
Era il 13 aprile del 1985 e la medaglia fu consegnata con la seguente motivazione.
Il V Rgpt. ALE Rigel, nel corso della sua pluriennale attività con rara perizia e non comune efficacia, ha effettuato numerose missioni in alta montagna operando spesso in condizioni di rischio incombente. Sempre
presente ove drammatiche circostanze ed improvvise sciagure ne richiedevano l'intervento, ha impegnato i propri appartenenti in un'opera generosa ed instancabile contribuendo a salvare numerose vite umane.
Fulgido esempio di abnegazione ed operante umana solidarietà.
Alla cerimonia, che si svolse presso l'Aeroporto “ Francesco Baracca “ di Casarsa, parteciparono molte Autorità sia civili che militari, ma la medaglia era portata su un cuscino dal nostro Delegato Cirillo Floreanini accompagnato da un folto numero di componenti del Soccorso Alpino.
Capo stazione CNSAS Pordenone

IL CNSAS – I CANI DA MACERIA

di Sgobaro Roberto

Pubblicato sul Gazzettino del 25-04-2012

Tutto nasce nel 2009 in occasione del sisma dell'Aquila.

A seguito tale evento il Dipartimento della Protezione Civile propone al CNSAS di creare un gruppo cinofilo di ricerca per tali calamità e provvede al finanziamento di un progetto per l'acquisto di cani e la loro formazione specifica.

Con tale progetto, collegato per altro a quello dei cani molecolari, il Dipartimento riconosce al CNSAS una capacità organizzativa e tecnica già sperimentata da tempo. Infatti da diversi anni, proprio in occasione dei corsi nazionali delle scuole UC da valanga e da ricerca in superficie del CNSAS e del conseguimento dei brevetti operativi,  il Dipartimento diventa parte attiva con la partecipazione di un suo funzionario alla fase valutativa dell'unità cinofila.

Il progetto macerie nasce con la scelta di individuare a livello internazionale una struttura addestrativa di eccellenza nel settore. La scelta ricade sulla scuola francese dei Sapeurs Pompier con sede a Limoge.

Verso fine maggio del 2011 vengono consegnati a 4 conduttori CNSAS  4 cani di razza  Pastore Belga Malinois che hanno già iniziato l'iter formativo presso il centro di Limoge.

Al Servizio Regionale Friuli Venezia Giulia, conscio del valore e dell'importanza dell'iniziativa e che ha accettato di accollarsi le spese relative alle frequenti trasferte, della nostra UC, viene assegnato Jack razza Australian Working Kelpie e il suo conduttore è Daniele Mozzi.

I Servizi Regionali in cui vivono i conduttori sono: Lazio, Lombardia, Sardegna, Veneto e Friuli V.G.

Durante i mesi seguenti si sono susseguiti degli incontri a cadenza mensile di tre, quattro o cinque giorni, presso i diversi campi "maceria" disseminati nel nord e centro Italia che cortesemente si sono prestati ad ospitarci, questo per  sviluppare al massimo la motivazione del cane alla ricerca sia che questa avvenisse di giorno piuttosto che di notte, con la presenza di cibo sul campo, inquinanti chimici o rumori molesti.

Per parecchi mesi i cani sono stati seguiti dall'istruttore, Ludovic Blegean dei Sapeurs Pompier e all'inizio del 2012 sono stati ritenuti in grado di sostenere la prova di abilitazione alla ricerca in catastrofe e in superficie presso una commissione di valutazione in Francia. L'esame ha avuto luogo in Savoia il 25 febbraio e tutti e cinque le unità cinofile hanno superato brillantemente la prova.

La strada da percorrere quindi è ancora lunga e non facile, soprattutto considerando che i massimi livelli si raggiungono con cani di circa tre anni di età. La speranza è che il nostro lavoro possa un giorno essere messo a frutto, nella malaugurata ipotesi di un evento catastrofico, contribuendo a rendere il più efficiente possibile l'opera di ricerca e salvataggio. Ci faremo trovare pronti.

Capo stazione CNSAS Pordenone

IL CNSAS – L'importante è essere sempre all'altezza della situazione. Pubblicato sul Gazzettino il 09-03-2012 di Sgobaro Roberto Il gravissimo incidente avvenuto il 7 di Febbraio di due anni fa, sul versante nord della cima Forcella, lungo il canalone che scende dalla forcella di Palantina alta è sempre nei nostri ricordi. I nostri amici che sono stati travolti, ci dicono di non abbassare mai la guardia ed è con questo spirito che continuiamo ad addestrarci con esercitazioni specifiche, sempre vicine alla realtà. Quest'inverno senza neve, sarà da ricordare senza dubbio, ma questo non vuol dire che dobbiamo tralasciare le esercitazioni in valanga. L'esperienza ci insegna che la neve può cadere anche a Marzo ed Aprile e non oso pensare come il mondo sci alpinistico si scatenerà se questo avverrà, tutti sono e siamo in attesa di poter percorrere anche quest'anno i magnifici itinerari sci alpinistici che ci offrono le nostre montagne. Ed è per questo che il soccorso alpino non può permettersi di farsi trovare impreparato. E allora andiamo ad esercitarci dove c'è neve, ci siamo detti, così Domenica scorsa la Stazione di Pordenone si è trasferita al Lussari, sotto la cima Cacciatori per un aggiornamento ed esercitazione specifica su valanga. Dopo la preparazione dei campi di ricerca, un briefing ed una rinfrescata alle ultime tecniche di ricerca con gli ARTVA sia digitali che analogici. Poi trasferimento tutti con sci e pelli sul luogo di una valanga reale, lungo un canalone per le prove sia di soccorso organizzato sia di autosoccorso. Il tutto fatto simulando la realtà: magazzino dove si lasciano i materiali, cancello di entrata e piccolo campo per le prove a secco e riverifica degli ARTVA. Al cancello, prova di ricezione e poi via; ad ognuno era concesso un tempo massimo di dieci minuti per: salire cinquanta metri di canalone, individuare due reperti affioranti in superficie, ascoltare eventuali richiami di aiuto e trovare i due “travolti” muniti di ARTVA. Non è stato facile, data la pendenza e i cumuli di neve marcia, il tempo di sopravvivenza di un travolto va dai 15 ai 18 min. e allora la velocità e l'allenamento specifico sono determinanti. Molto dettagliata e precisa, la spiegazione da parte dell'istruttore, relativa ai vari tipi e fasi di sondaggio da adottare durante il soccorso organizzato. Poi è stata la volta della UCV, Kesa il nostro cane da Valanga, è arrivato su una scena, inusuale, infatti ha dovuto lavorare su una valanga “inquinata”, ha dovuto selezionare tutti gli odori dei presenti in valanga, poi ripercorrere le tracce che ognuno di noi aveva lasciato per poi selezionare e marcare l'odore che gli mancava "all'appello" tuffandosi e scavando sopra la buca dove era stato sepolto il figurante. Concludo ringraziando il nostro istruttore Federico, che conoscevo come persona e amico, ma non conoscevo nello specifico per le sue capacità, essenziale, con una parlata semplice ma molto efficace e a detta di tutti senza fronzoli e molto professionale. Capo stazione CNSAS Pordenone

IL CNSAS – CINOFLI SENZA CONFINI pubblicato sul Gazzettino il 16-03-2012 di Sgobaro Roberto Soccorso Alpino -Alpe Adria: nasce nel 1997 nel contesto dei rapporti di collaborazione tra paesi confinanti per confrontarsi tra cinofili, tra tecnici e sanitari del soccorso. Le Regioni che diedero il via a questo rapporto di collaborazione furono allora la Carinzia la Slovenia e naturalmente il Friuli V.G. per poi allargarsi di anno in anno al Veneto alla Croazia, ed a tutti i paesi limitrofi che sentivano la necessità di confrontarsi con altre realtà di Soccorso Alpino o semplicemente di presenziare per reperire metodologie addestrative, operative o quant'altro, da portare poi ai rispettivi Servizi per migliorarsi o semplicemente partire con il piede giusto, come nel caso della Serbia, ospite nostro lo scorso anno a Sella Nevea, che si affacciava per la prima volta nell'ambiente della cinofilia da soccorso. Nonostante l'allargamento del gruppo, in particolare quello cinofilo, i paesi che ospitano questa giornata rimangono però gli stessi che diedero il via a questo progetto, e cioè Noi la Carinzia e la Slovenia, alternandosi di anno in anno ad organizzare questo particolare incontro, ed alternando, un anno dedicato alla ricerca in valanga ed un anno alla ricerca in superficie. Lo spirito della giornata è sempre sereno ed ogni Servizio mette a disposizione al resto dei componenti, il livello addestrativo raggiunto, eventuali novità in ambito formativo o operativo, fino ad arrivare a possibili supporti tecnologici che possano essere di valido aiuto alle operazioni di ricerca con unità cinofile, ultimo e non indifferente e il raffronto in merito alla qualità delle nostre UC e quelle degli altri Paesi presenti, questo non vissuto come mero vanto ma come stimolo a un continuo miglioramento. Ed in merito a questo proprio Domenica scorsa le nostre due UCV, che rappresentavano il FVG, come mi riferisce il Responsabile Cinofilo Regionale, anno fatto la loro parte, senz'altro degna di nota, non per essere presuntuosi, ma un po d'orgoglio non guasta, serve per tenere alto il morale della truppa. I metodi messi a punto negli anni, la caparbietà dei nostri cinofili coadiuvati dagli istruttori regionali ed in particolare la disciplina, pretesa, sempre in ogni occasione sia che si tratti di addestramento che di soccorso, da continuamente dei risultati positivi che fa ben sperare per un solido futuro. Domenica, il CNSAS del FVG era ospite della Slovenia, toccava a loro l'onere e l'onore dell'ospitalità, in quel di Kranisca Gora, appena sotto passo Vrsic, le due UC che hanno lavorato erano Sarah Ciaranfi della stazione di Pordenone e Daniele Mozzi di Forni Avoltri, questi tra l'altro con un cucciolo non ancora operativo, oltre al responsabile del settore, erano presenti anche il Delegato ed il Presidente del Servizio Regionale. Erano rappresentati i Servizi della Carinzia della Slovenia, della Croazia e naturalmente il Nostro. Capo stazione CNSAS Pordenone

IL CNSAS – Il cane bloodhound Pubblicato sul Gazzettino il 29-03-2012 di Sgobaro Roberto Fino ad ora ho fatto solo un accenno relativo a questo magnifico cane che la natura ha dotato di prestazioni straordinarie, ma è arrivata l'ora di presentarlo, perché ora sta diventando una realtà, un sogno e un progetto, che il Soccorso Alpino Regionale ed in particolare la nostra Claudia Colledani ha voluto a tutti i costi. Non è stato facile, ma la sua caparbietà legata alla sua serietà ha fatto modo di essere scelta dal Presidente Nazionale, Piergiorgio Baldracco, quale UCRM (unità cinofila ricerca molecolare) per il CNSAS del Friuli Venezia Giulia. Si chiama Galileo – Toby il cucciolo nato in Agosto ed arrivato da noi a Novembre 2011, da subito ha iniziato gli addestramenti programmati dal responsabile Nazionale che si svolgono per quattro giorni al mese a Baveno (Verbania) sede scelta per il corso ed il conseguimento dei brevetti. Dall'inizio il Bloodhound era usato, sopratutto dai Reparti della Polizia di varie Nazioni Europee solo per motivi investigativi, tra cui squadre della Renania e della Sassonia (Germania), della Francia, del Belgio, della Svizzera E' la prima volta che un'organizzazione di Soccorso in Montagna ed in particolare il CNSAS adotta questa razza, ed è il corpo che è stato scelto per l'assegnazione dei primi cuccioli. Alla data di oggi il CNSAS dispone di 3 UCRM operative specialistiche; altre 4 operative in quanto hanno superato il 1° brevetto Internazionale ed 1 in formazione (Claudia e Toby) più altre 2 in progetto. La loro formazione, le attività addestrative e le prove valutative sono seguite esclusivamente da Istruttori svizzeri della NBAS (National Bloodhound Association of Switzerland) coadiuvati anche da istruttori americani provenienti dalla Virginia La specifica dote del Bloodhound è la sua capacità di identificare la molecola specifica lasciata dal corpo umano: un segno che, al pari delle impronte digitali, è unico per ognuno di noi, quindi riesce ad immagazzinare questo odore nella sua mente e solo quello segue; quanto alla resistenza, può seguire una pista per quattro o cinque ore e per più di sette chilometri con dislivelli anche di 1200 metri. Questa è la differenza sostanziale che lo distingue dai cani di ricerca in superficie. Il primo grazie alla separazione degli odori ne riesce a seguire uno distintamente, il secondo insegue qualunque odore umano. Altra differenza sostanziale è che il Bloodhound è sempre al guinzaglio mentre il secondo è libero. Da qui ne consegue la scelta accurata del conduttore che abbisogna di una sensibilità particolare poiché il guinzaglio è come un cordone ombelicale che trasmette lo stato d'animo del conducente al cane e viceversa, deve, infatti, saper leggere il suo cane dal guinzaglio, percependo dal suo comportamento se sta seguendo la pista o se si è fatto distrarre da odori estranei. Questo è il progetto iniziato due anni fa dal Soccorso Alpino . Capo stazione CNSAS Pordenone

  Esercitazione in valanga :

L'importante è essere sempre all'altezza della situazione.

Il gravissimo incidente avvenuto due anni fà ed esattamente il 7 di Febbraio, sul versante  nord della cima Forcella, lungo il canalone che scende dalla forcella di Palantina alta è sempre nei nostri ricordi.

I nostri amici che sono stati travolti, ci dicono di non abbassare mai la guardia ed è con questo spirito che continuiamo ad addestrarci con esercitazioni specifiche, che cerchiamo di simulare vicine alla realtà.

Quest'inverno senza neve, sarà da ricordare senza dubbio, ma questo non vuol dire che dobbiamo tralasciare le esercitazioni in valanga.

E allora andiamo dove c'è neve, ci siamo detti, così Domenica scorsa la Stazione di Pordenone si è trasferita al Lussari, sotto il canalone che scende dalla cima Cacciatori per un aggiornamento ed esercitazione specifica su valanga.

Una prima rinfrescata sulle ultime tecniche di ricerca con ARTVa, rivolte in special modo agli OSA, con specifiche spiegazioni fatte da Federico Compassi, l'IRTEC che la scuola Regionale ci ha assegnato per la giornata.

Lungo il canalone i nostri TESA E TE hanno preparato dei campi, per la ricerca con ARTVa, per la ricerca con  sondaggio e per la ricerca con UCV.

Per la ricerca con ARTVa in particolare, ad ogni OSA era chiesto di arrivare in valanga con gli sci ai piedi naturalmente di ascoltare e guardare se c'erano oggetti in vista e di trovare due "travolti" muniti di ARTVa e il tutto in dieci minuti.

Non era facile data anche la pendenza del percorso, alcuni hanno fatto i ritrovamenti oltre i dieci minuti, altri hanno impiegato sei o sette minuti, ma l'intento e l'obbiettivo è quello di migliorasi.

Molto dettagliata e precisa la spiegazione di Federico, relativa ai vari tipi e fasi di sondaggio, che tutti hanno avuto modo di simulare.

Poi è stata la volta della UCV, Kesa il nostro cane da Valanga, è arrivato su una scena, a detta di Sarah, inusuale, infatti ha dovuto lavorare su una valanga inquinata, per primo ha selezionato tutti gli odori dei presenti in valanga, poi ha ripercorso le tracce che ognuno di noi aveva lasciato per poi selezionare e marcare l'odore che gli mancava "all'appello" tuffandosi e scavando sopra la buca dove era stato sepolto il figurante.

Queste prove, d'accordo con il Delegato e il Direttore della Scuola Regionale, valevano anche come mantenimento per gli OSA in scadenza.

Concludo ringraziando Federico, che conoscevo come persona, amico e paesano, ma non conoscevo nello specifico per le sue capacità di IRTEC. Essenziale, con una parlata semplice ma molto efficace e profiqua e a detta di tutti senza fronzoli e con molta professionalità.

Debrifing e poi spaghetti, al Kasarnjak.

Sgobaro Roberto capo stazione di Pordenone

 

 

Soccoritori a quattro zampe:

 

di Sgobaro Roberto

La ricerca dispersi è sempre stata considerata, per molti anni, come la Cenerentola delle attività, del Soccorso Alpino.

Il motivo era ed è molto semplice.

Nell'ambito della ricerca viene spesso a mancare tutto quel fascino per il quale sette mila volontari sacrificano il loro tempo libero ed anche a volte, le loro risorse e non è difficile dargli torto.

La ricerca dispersi è spesso, se non si risolve in breve tempo, noiosa, di scarsa soddisfazione e molte volte tetra e triste per troppi risultati negativi con i quali sovente termina. Al contrario le grandi attività di salvataggio , di cui il CNSAS, giustamente si fregia, sono se pur difficili e pericolose, di grande soddisfazione per i soccorritori.

Movimento di elicotteri nel cielo con pericolose virate ai bordi di pareti quasi inaccessibili, calate paurose di feriti e uomini da pareti verticali ; come possono queste imprese essere minimamente accostate ad un lento rovistare nel mezzo di un fogliame stramaledetto che sporca ed insudicia le nostre splendide divise magari in una notte dove una pioggia infame si infila nei nostri cappucci ?

Queste parole, scritte diversi anni fa dal Dott. Gottardi nella sua dispensa – Psicopatologia del disperso- ben identificano l'interesse mediamente suscitato dagli interventi di Ricerca dispersi.

Ma con il passare del tempo e con l'aumento del turismo-escursionismo di massa, il numero di interventi di ricerca è andato via via aumentando costringendo il CNSAS a dotarsi di figure specialistiche dedicate.

Nel corso degli anni, si è quindi andata consolidando l'attività della cinofilia da ricerca in superficie.

E oltre che alle Unità cinofile di cui ho avuto modo di parlare in precedenza, ecco arrivare l'amico, di mole ingombrante, ma di forza notevole, che può lavorare in qualsiasi condizione: sull'acqua, sulla neve, con il vento fino allo sfinimento, fino a che non ha trovato la persona ricercata.

Questo è il bloodhound, con il suo bulbo olfattivo molto più sviluppato degli altri cani e proprio questa caratteristica lo facilita nella ricerca delle persone smarrite e disperse nelle calamità.

L'abilità del bloodhound sta nel seguire le piste vecchie anche di diversi giorni, fino a due settimane.

Per iniziare una pista, è indispensabile far riconoscere al cane un odore sicuro: il fatto più importante è l'odore iniziale, un odore certo. In questo caso il nostro cane può avere la certezza  di riuscire a seguire una pista buona ed ottenere quindi un buon risultato.

C'è poi la possibilità di far escludere al cane gli odori che non servono, in quanto l'odore di ciascuno di noi

è contaminato dall'odore di altre persone.

Oltre a ciò c'è la possibilità di imporre al cane di annullare l'odore che non serve, gli viene richiesta cioè una specifica selezione.

Questo è il progetto iniziato due anni fa dal Soccorso Alpino .

Capo stazione CNSAS Pordenone

 

La prevenzione parte dalle scuole:

 Pubblicato sul Gazzettino il 02-03-2012

di Sgobaro Roberto

Non ci stancheremo mai di dare tutte le raccomandazioni sulla prevenzione e la preparazione di una gita, sia essa estiva che invernale.

Con questa premessa, il Soccorso Alpino di Pordenone sabato 25 febbraio ha avuto un interessante incontro con le scuole elementari di Sacile.

Incontro voluto ed organizzato dalla scuole appunto di Sacile e dal CAI di Pordenone, che ha ritenuto coinvolgere, per gli argomenti da trattare, il CNSAS Stazione di Pordenone.

In zona Pian delle More sono stati preparati due campi per la ricerca in valanga, sia per la ricerca con ARTVA che con la unità cinofila.

Ma prima abbiamo voluto iniziare con alcune premesse: come fare lo zaino, che deve essere di dimensioni giuste, ben fermo sulle spalle e senza fronzoli appesi fuori che rischierebbero di impigliarsi e di sbilanciare il nostro cammino.

Come vestirsi in maniera adeguata, con il criterio degli indumenti sovrapposti e dotarsi di una giacca esterna impermeabile e traspirante e un cambio asciutto da conservare in sacchetto impermeabile, utile e prezioso per cambiare indumenti bagnati per evitare pericolose perdite di calore corporeo.

Di portare un buon berretto, utile sia d'estate che d'inverno, ricordando che in montagna di troppo caldo non è morto nessuno ma di freddo si.

Di non indossare pantaloncini corti che sono più consoni alla spiaggia che alla montagna e usare abbigliamento dai colori vivaci che serve a farsi vedere in caso di difficoltà.

Poi le calzature, che rivestono un posto di prim'ordine, con suola scolpita, comode e robuste allo stesso tempo.

Questa attività ha suscitato molta curiosità, infatti tutti i ragazzi hanno voluto dire la loro in merito, hanno voluto spiegare come fare lo zaino, dove hanno incluso naturalmente anche panini e bibite.

Poi è stata la volta di KESA, il nostro cane da valanga e li c'è stata una vera parapiglia, chi voleva toccarlo chi chiedeva il suo nome e la razza e gli insegnanti che li accompagnavano hanno avuto un bel da fare per calmarli.

Dopo una breve descrizione ed illustrazione della Unità Cinofila, è stata fatta una dimostrazione di ricerca sulla neve, anche se in superficie ( vista la poca neve ) e comunque sempre di grande effetto visto la velocità con cui KESA ha ritrovato “ il disperso “

Infine è stato concesso un po' di divertimento con la ricerca con ARTVA.

Molti di loro però sapevano già di cosa si stesse  parlando, probabilmente l'argomento trattato sia dai media, sia dal sentito dire, ha destato molto interesse da parte dei ragazzi e tutti hanno voluto trovare il “travolto”

Poi un breve camminata verso la Baita le Roncjade dove li attendeva la merenda e dove con fare spigliato alcuni di loro hanno voluto ringraziarci con delle parole semplici ma efficaci, che ci hanno fatto capire di essere sulla strada giusta.

Invitiamo pertanto le scuole che ci leggono di fare altrettanto, contattandoci anche direttamente.

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Capo stazione CNSAS Pordenone

 

Dedicato al mio amico Roberto

Pubblicato sul Gazzettino il 15-02-2012

di Sgobaro Roberto

Era il 7 Febbraio alle 11.52 di due anni fa, quando presso la Centrale Operativa del SUEM 118 di Belluno ha ricevuto la richiesta di soccorso di un superstite che chiede aiuto per due compagni travolti e sepolti da una valanga in località Forcella la Palantina alta.

La quota è 1850 mt. A circa 15 minuti di volo da Pieve, tutto scatta con precisione, immediatamente vengono allertate le Stazioni del CNSAS di competenza (Belluno, Longarone, Pordenone, Alpago), i servizi di emergenza sanitaria di Pordenone e Treviso e Trento per l'invio di altri elicotteri. In venti minuti siamo in piazzola presso il CRO, l'elicottero della Protezione Civile sta arrivando, per radio ci informano che ha già sbarcato sulla valanga l'Unita Cinofila reperibile a Tolmezzo.

Come succede in questi casi c'è un po' di frenesia, tutti che si infilano l'imbrago scarponi da scialpinismo, casco e poi tre alla volta via lungo lungo la cresta che conduce alla forcella di Palantina e poi giù nella piazzola predisposta. Sul posto ci sono già una decina di soccorritori a formare la prima linea di sondaggio, tutto viene lasciato in zona “magazzino”, mentre sto scaricando lo zaino vedo una faccia che conosco, cosa fai tu qua gli chiedo, ero con Riccardo e Roberto mi dice, loro sono sotto, mi sale qualcosa in gola non mi ricordo cosa, e mi metto in linea a sondare, gli elicotteri ora sono tre e trasportano soccorritori che incominciano a formare la seconda linea e poi la terza dove un cane ha fiutato qualcosa.

Il tempo passa inesorabile, ci sono momenti di frastuono e momenti di silenzio assoluto e gli ordini dati con precisione dal direttore di valanga. L'elicottero del SUEM, 200 mt. più a monte, porta via Riccardo, purtroppo per lui non c'è più niente da fare, forse impreco.

Il fronte della valanga è di circa 350/400 mt. Per un sviluppo di 700 mt. dal distacco. Poi un urlo – Spalatori qua – tutti si girano, cinquanta metri più in basso a sinistra la terza linea ha sondato qualcosa, è qua urlano.

Sono le 14, 30 circa e Roberto è li a circa un metro di profondità, ha le braccia contratte sul viso, quasi a difendersi, ma con questo comportamento ha formato, davanti a se un sacca d'aria che gli ha permesso di essere ancora in vita dopo 2 ore e mezza. 

I medici son tre e tutti si danno da fare per la rianimazione, mi affianco al nostro medico, non posso stare li a guardare, li c'è il mio amico Roberto. 

La salita “ verso la vetta “ è lunga, da due anni ormai Roberto lotta con tutte le sue forze per riprendersi, i percorsi sono stati molti, dall'ospedale di Treviso a Pordenone, dai centri di riabilitazione di Motta di Livenza a Ferrara e adesso di nuovo a Pordenone nel centro di riabilitazione dell'ASL .

Il suo sogno è di rivedere la neve e i suoi familiari fanno di tutto per che questo si avveri e tutti siamo sicuri che ce la farà.

Capo stazione CNSAS Pordenone

 

 

IL CNSAS – gli speleosub

Pubblicato sul Gazzetino il 20-01-2012

di Sgobaro Roberto

Pochi li conoscono, di loro si sente parlare raramente, eppure formano uno dei gruppi subacquei più specialistici in assoluto. Sono i sub del CNSAS e nell'ambito della protezione civile costituiscono l'organismo preposto alle emergenze che avvengono in cavità allagate. La Protezione civile italiana è formata da diverse componenti: l'esercito, le Forze di Polizia, i Vigili del Fuoco, il Soccorso Alpino-Speleologico e la Croce Rossa. La Commissione subacquea del CNSAS lavora in totale autonomia e quando si verificano emergenze o incidenti che si presentano difficili e complessi viene fatta intervenire secondo un protocollo Nazionale. Su 7.000 volontari che compongono il CNSAS Nazionale, 700 circa sono Soccorritori Speleo e di questi 40 sono Soccorritori Speleosub e sono sparsi in tutt'Italia. Una specializzazione, la loro, evidenziata dalle attrezzature subacquee ai massimi livelli di qui si avvalgono. Per la gran parte sono abilitati ai rebreathers , in dotazione principalmente ai profondisti e spesso di proprietà personale; inoltre a differenza di altri corpi ministeriali, che possono adoperare solo aria, operano con miscele trimix sia in circuito aperto che in circuito chiuso. Tutto questo si trasforma in sicurezza e grande e grande efficienza operativa, l'impegno per la perfetta preparazione personale richiesta dai rebreathers , per la cura quasi maniacale necessaria nella loro preparazione e gestione, nei controlli pre-immersione e in immersione. Impressiona la quantità di cose che vengono scaricate dai fuoristrada in dotazione, a spalla in un lungo andirivieni fino al luogo dell'incidente, o magari solo per un'esercitazione, tutti frutti, che l'esperienza e la capacità hanno maturato nel tempo. Otre alle capacità tecniche, gli Speleosub del CNSAS, vengono fatti intervenire “per la specifica capacità di operare in immersione in ambienti con scarsa visibilità” e per la capacità di immergersi in sicurezza a profondità superiori ai cinquanta metri, limite oltre il quale non possono spingersi i Corpi dello Stato, i subacquei del CNSAS sono infatti l'unico organismo in Italia ad avere tecnici, struttura e organizzazione che li autorizzino a svolgere soccorsi a quote di gran lunga superiori. Per questo motivo, su richiesta della Prefettura di Grosseto, sono stati fatti intervenire 18 Speleosub e 20 Tecnici di supporto del CNSAS, provenienti da varie parti d'Italia, per l'esplorazione della parte sommersa della nave Costa Concordia. Dalla nostra Regione sono stati inviati sei speleosub, che fino ad ora hanno compiuto immersioni di “assaggio”, come riferisce Luciano Russo, uno dei massimi esperti a livello internazionale e componente del CNSAS del FVG, il lavoro è lungo e complesso, il relitto inclinato di novanta gradi, disorienta e il suo interno è buio e pieno di trappole.
di Sgobaro Roberto
Capo stazione CNSAS Pordenone

PAULARO - Sono bastati 23 minuti all'elicottero della Protezione civile regionale e al tecnico del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico del Friuli Venezia Giulia per recuperare e portare in salvo tre escursionisti friulani attardatisi sulla cima del monte Sernio nel pomeriggio del 31 dicembre. Una vera e propria operazione-blitz, eseguita alla perfezione a ridosso dell'oscurità, che ha consentito di evitare conseguenze tragiche per i tre alpinisti. Si tratta di due ragazzi e di una ragazza: due di Udine e uno di Palazzolo. Il giorno di San Silvestro avevano deciso di salutare il 2011 salendo il monte Sernio affrontando lo spigolo nord-ovest. Nonostante non fossero escursionisti occasionali (tutti e tre sono soci Cai), i tre hanno sottovalutato le difficoltà della via, resa particolarmente impegnativa dalla neve e dal ghiaccio. Per questo, dopo aver essere arrivati in vetta, percorrendo un dislivello di 400 metri, si sono accorti che non sarebbero più riusciti a scendere prima dell'arrivo dell'oscurità. Per questo, poco dopo le 16, hanno allertato il 118, che a sua volta, ha chiamato il CNSAS. Sul posto è giunto l'elicottero della Protezione civile regionale con a bordo il tecnico del Soccorso Alpino, che è riuscito a recuperare i tre, incolumi ma infreddoliti. Un intervento riuscito grazie alla disponibilità dell'elicottero, che ha permesso di risolvere una situazione critica. Diversamente, i soccorritori della stazione di Forni Avoltri, allertati e pronti ad intervenire, avrebbero dovuto camminare ore prima di raggiungere i tre alpinisti, con condizioni di visibilità scarse a causa del buio. Nessun problema per i tre. Per loro, soltanto una grande paura di veder finire l'anno in malo modo.

 (Il Gazzettino - 16 Dic 2011) - Una delle attività di prevenzione che il Soccorso Alpino fa da anni a favore degli sciatori in pista è la simulazione dell'evacuazione degli impianti a fune. Gli impianti a fune in genere sia seggiovie o funivie di ultima generazione, sono progettate e costruite con le più sofisticate tecnologie sia per quanto riguarda il funzionamento che la sicurezza. Ma a volte non basta, l'imponderabile è sempre in agguato e il guasto può arrivare: dal blocco alla mancanza di energia elettrica sino al salto del cavo portante. Per la mancanza di energia elettrica ci sono i motori ausiliari e a volte bastano per risolvere il problema, ma per il resto no. E allora per risolvere il problema i poli sciistici (nel nostro caso Promotur) hanno creduto nell'intervento del Soccorso Alpino per l'eventuale evacuazione degli impianti. In cosa consiste questa operazione è presto detto: si tratta di portare a terra tutti gli sciatori che sono seduti in seggiovia o nella cabina della funivia. Il tutto nel minor tempo possibile. Chi conosce, ad esempio, la seggiovia del Tremol 2, provi ad immaginare di essere seduto e bloccato su una delle seggiole, magari con brutto tempo e di tardo pomeriggio. Come potrebbe scendere in caso di blocco? Il piano di evacuazione prevede tempi e modi ormai collaudati. Il Soccorso Alpino è stato inserito quale garante dell'intervento e all'apertura della stagione, estiva ed invernale, d'accordo con il responsabile del polo sciistico, effettua simulazioni reali e concede il benestare all'apertura degli impianti. Per quelli nuovi compie esercitazioni e simulazioni che vengono registrate sui benestari di collaudo. I soccorritori possono essere trasportati sulla linea sia dai mezzi battipista che "sbarcati" dirittamente sui piloni con elicottero. Quest'anno per Piancavallo ci sono 38 tecnici in grado di garantire l'eventuale evacuazione.


Roberto Sgobaro, Capo stazione Pordenone

Esercitazione Notturna - Calata barella

GEMONA (11 Dic 2011) - La locale stazione del Soccorso alpino del Fvg (Cnsas) ha organizzato un’esercitazione di ricerca e recupero disperso in notturna, cui hanno partecipato anche la squadra comunale della Protezione civile, quella Saf dei vigili del fuoco e il Soccorso alpino della Guardia di finanza e dei carabinieri di Tolmezzo. Sono state impiegate anche due unità cinofile del Cnsas e del Sagf. Una mobilitazione che ha coinvolto una trentina di persone fra tecnici e operativi. Coordinate dal Cnsas di Gemona, le operazioni si sono svolte a notte fonda sulle pendici del monte Cjampon, dove si è simulato il mancato rientro di una piccola comitiva di escursionisti. Per aumentare le difficoltà dell’esercitazione, si è ipotizzato che uno dei dispersi fosse ferito e localizzato in luogo impervio. Il ferito è stato calato nel sottostante rio, e da qui è stato portato fino alla strada, utilizzando la barella a portantina in dotazione al Cnsas, mentre la Protezione civile provvedeva a illuminare al meglio la zona interessata alla calata. Un’azione che ha dimostrato grande sinergia e affiatamento fra tutti gli operatori.


Nel Gemonese tante richieste di persone comuni, non escursionisti abitudinari

Crescono gli interventi del Soccorso Alpino e sempre più, verso la "gente comune". A una media di 12 interventi di recupero in montagna all'anno, nel 2010 la sezione gemonese è intervenuta ben 22 volte, mentre negli ultimi dieci mesi sono già 23 le occasione in cui i soccorritori si sono mossi sugli impervi sentieri di montagna per portare in salvo qualcuno. Di questi 23, 3 erano persone che praticavano sport in montagna, e 6 escursionisti. I restanti 14 sono rappresentati da casi diversi, dall'anziano che si perde nel bosco mentre raccoglie la legna, al bambino allontanatosi distrattamente da casa. «È difficile interpretare questo dato - spiega Simone Marcuzzi, del Soccorso alpino gemonese e vice delegato regionale - sopratutto se confrontato a quello regionale che resta stabile mentre il nostro territorio appare come l'unico in aumento per numero di interventi. Un dato interessante è che quest'anno nessun iscritto Cai ha chiesto aiuto, segno di una buona conoscenza della montagna. Dall'altro lato, se è vero che uno sport come il parapendio 15 anni fa non era così praticato e c'è stato un aumento di pratica sportiva sulle nostre montagne, i numeri sono molto bassi relativamente a quel tipo di soccorsi». Il territorio di competenza del locale Soccorso Alpino va da Forgaria a Cividale e a nord fino al Plauris, escluso Resia, e quest'anno non ha fortunatamente registrato alcun decesso in montagna contro una media di circa due all'anno. «Di certo - spiega ancora Marcuzzi - il fatto che siano spesso persone comuni che si perdono in montagna e chiamano è anche un segnale che forse con il tempo il nostro servizio si è fatto conoscere non solo nei confronti dei grandi frequentatori della montagna, ma anche di persone che ci vanno sporadicamente e tuttavia trovano agevole affidarsi a noi in caso di difficoltà. D'autunno, in questo periodo, spesso registriamo un picco di chiamate dovute ad esempio ai molti amanti della raccolta funghi».

 

Sabato 12 e domenica 13 novembre 2011, mantenimento O.S.A. parte estiva a Gemona.

Delegazione CNSAS FVG.

 

TRAMONTI DI SOPRA: Stava effettuando un'escursione lungo la strada a servizio della diga, sul lago di Cà Zul, quando improvvisamente è scivolato, cadendo in una ripida e pericolosa parete sulla destra orografica del bacino idroelettrico, nel parco delle Dolomiti friulane. Le sue richieste di aiuto sono state udite da un paio di cacciatori che stavano rientrando in paese, i quali, a loro volta, hanno avvisato i carabinieri della Compagnia di Spilimbergo, guidata dal capitano Francesco Dotto una volta giunti a valle, dal momento che in zona non vi è copertura telefonica. L'allarme era stato dato pochi minuti dopo le 18. I militari dell'Arma hanno quindi avviato le fasi del soccorso. Fortunatamente le condizioni ell'escursionista erano buone. Le difficoltà per il suo recupero erano dovute al buio e alla zona impervia in cui si è fermato, tra gli arbusti, a poche decine di metri dallo sbarramento, area raggiunta da alcuni volontari del soccorso alpino. I vigili del fuoco del distaccamento di Maniago hanno montato le fotoelettriche per illuminare l'area di intervento, la squadra Saf (speleo-alpino-fluviale) è partita da Pordenone: l'uomo nel frattempo è stato raggiunto dai volontari del soccorso alpino di Maniago, i quali si sono assicurati delle sue buone condizioni di salute. Le operazioni di recupero si sono rivelate lunghe e complesse, stante la particolare orografia dell'area. I vigili del fuoco si sono calati con un gommone sul bacino idroelettrico e hanno provveduto al recupero dell'uomo via lago con l'aiuto dei volontari del soccorso alpino. Le operazioni di salvataggio si sono concluse attorno alle 22.30.

Continuiamo a parlare di forre. Le forre non sono altro che gole o canyon dove scorre l'acqua dei nostri bellissimi ruscelli di montagna. Chi per passione sceglie di percorrere questi itinerari, oltre che al paesaggio prima dell'ingresso, troverà lungo il percorso cascate, pozze, scivoli e conformazioni mozzafiato. Una ventina sono gli itinerari in regione e varrebbe la pena descriverli tutti. A questo ci hanno già pensato gli amici dell'associazione Italiana Canyoning, ed in particolare il nostro istruttore Maurizio Biondi, scomparso prematuramente poco tempo fa. Ne descriviamo uno, tanto per far capire quali sono le difficoltà. Parliamo del rio Simon che corre tra i comuni di Resiutta e Chiusaforte. Si tratta - scrive Biondi sulla guida - della più bella forra di tutto il Friuli e già l'avvicinamento regala scorci di rara bellezza. Il percorso è molto acquatico e continuo, molti i tuffi che si possono fare e diverse sono le cascate e le pozze solatie e cristalline. Tutta questa bellezza ha un prezzo: ci vogliono quasi 3 ore per risalire lungo il sentiero che porta all'ingresso e per i più allenati 7 ore di discesa per uno sviluppo totale di quattro chilometri, con una sola possibilità di uscita circa a metà percorso. Proprio due anni fa per la grande acquaticità del Rio Simon e per il cambiamento repentino del tempo è rimasto intrappolato in un meandro e ha perso la vita un ragazzo toscano. I soccorsi si rivelarono complessi e pericolosi per la portata d'acqua. Cosa imparò da questo episodio il Soccorso alpino? Il Cnsas decise di formare una ventina di esperti per migliorare il soccorso specifico. I tecnici stanno anche mappando tutte le forre per minimizzare i tempi morti durante un'intervento che in questi casi deve essere il più rapido possibile e in totale sicurezza.

Capo stazione Cnsas Pordenone

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ROMANS Orgogliosa del suo illustre concittadino, anche se da molti anni questi vive con la famiglia a Canazei, la comunità di Versa ha accolto con gioia il conferimento a Gino Comelli, nato nella frazione romanese stessa, dell'onorificenza di Ufficiale "Al Merito della Repubblica". Classe 1954, Gino Comelli ha dedicato la sua vita alla montagna e al soccorso alpino, che lo stesso ha raccontato, come ospite d'onore, nel corso della recente affollata serata del Martedì d'Autore", promossa dal Circolo Acli "Mario Fain" di Romans e tenutasi nei locali di Casa Zotter a Versa, dove il popolare Gino ha incantato il gran pubblico raccontando le sue gesta davanti a tanta gente, compresi i genitori e i fratelli che vivono a Versa. Maestro di sci, Gino è iscritto fin dal 1980 come volontario al Soccorso alpino nazionale nella stazione Alta Val di Fassa. È pure socio fondatore nel 1990, dell'associazione onlus "Aiut Alpin Dolomites", con sede in Val Gardena, associazione di soccorso alpino che gestisce un servizio di elisoccorso nelle valli Ladine (attualmente è presidente al quarto mandato). Nel settembre 2010 la stazione del soccorso alpino, da lui diretta, ha ricevuto la Targa d'argento, quale premio internazionale di Solidarietà Alpina: in passato tale premio era stato consegnato a personalità come il Dalai Lama, sua Santità Giovanni Paolo II e fra i pochi politici a Graziano Romanin di Forni Avoltri.

Edo Calligaris

 

Una escursionista di 55 anni, residente a Polcenigo, è stata soccorsa ieri pomeriggio, verso
le 15, all'altezza della palestra di roccia di Dardago. In quel momento un gruppo di alpinisti stava affrontando
la falesia in cordata: a qualcuno è ceduto l'appoggio sotto il piede ed è volato un sasso. La pietra ha colpito in
testa l'escursionista che stava osservando proprio la cordata. La donna è stata soccorsa dal personale del
118 e da una squadra di volontari del Corpo nazionale del soccorso alpino, che l'hanno trasportata in barella
fino all'ambulanza.

GEMONA - (pc) Ad oltre un mese dalla sua scomparsa, la famiglia di Luigi Londero lancia una nuovo appello per il suo ritrovamento: «A Luigi se, come auspichiamo, ha l'occasione di leggere queste note - dicono i suoi fratelli Lorenzo e Luigina - rivolgiamo il seguente accorato appello: facci sapere, nei modi da te ritenuti opportuni, se stai bene e se gradisci che ti veniamo incontro, ovunque tu sia. I tuoi familiari e tanti gemonesi conservano stima e affetto nei tuoi confronti. Siamo certi che, se farai ritorno alla tua amata Gemona, ti accoglieranno con ancora più grande affetto». Luigi Londero, 69 anni e ben conosciuto a Gemona soprattutto presso il centro dove era spesso possibile vederlo a piedi o in bicicletta, è scomparso lo scorso 14 settembre e la sua bicicletta è stata trovata sulla sponda del torrente Vegliato. In questi giorni, il gruppo dei soccorritori hanno presentato il bilancio delle ricerche: «L'attività di ricerca ha impegnato - dice Carlo Cargnelutti, responsabile del soccorso alpino del Gemonese - parecchie decine di uomini. In dieci giorni abbiamo percorso oltre 800 ettari, senza contare i sorvoli dell'elicottero della Protezione civile impegnata nelle ricerche e nel trasporto in quota delle squadre e delle unità cinofile; abbiamo individuato ben 120 zone diverse, alcune delle quali sono state percorse anche più di una volta. In Italia posso dire che ben pochi interventi sono stati fatti con questo rigore impiegando tante persone, tante unità cinofile, anche 11 contemporaneamente, fra cui anche un'unità cinofila a ricerca molecolare».

cnsas - fvgIl sito contiene una ricca selezione di immagini riprese durante interventi ed esercitazioni di Soccorso Alpino in Regione Friuli Venezia Giulia. Visita la Photogallery suddivisa per categorie nei link qui a lato. Nota: la maggior parte degli scatti sono stati effettuati da Alberto Cella.

Programmata per domenica 2 ottobre 2011 un'esercitazione regionale di ricerca dispersi con l'utilizzo di Unità Cinofile e sistema di controlo GPS. Località Sella Nevea (UD).

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Tolmezzo: Andy Cave sarà presente alla 9^ edizione di Leggimontagna  L’alpinista estremo ritorna dall’Himalaya dopo aver scalato la stupenda parete Nord del Changabang, ma senza il suo amico e compagno di cordata, scomparso durante l’ascesa. Traumatizzato dalla tremenda sciagura, rimette in discussione il suo rapporto con le montagne, che fino a quel momento ha dato un’impronta decisiva alla sua vita. Troverà ancora il coraggio di intraprendere sfide del genere? Ne avrà ancora la volontà? La narrazione avvincente di Cave ci porta in Patagonia, Norvegia e Alaska, dove vengono affrontate le sfide più severe dell’alpinismo moderno e ci permette di cogliere la bellezza essenziale di quei paesaggi e dei coloriti personaggi che li popolano, avventurieri di ieri e di oggi, e anche pionieri dell'aeronautica.

ANDY CAVE Nato nel 1966 nello Yorkshire ed entrato ragazzo nelle file dei minatori (i cui scioperi lo portarono ad arrampicare), Andy Cave è oggi dottore in sociolinguistica e guida. Ha scalato in tutto il mondo e vinto il Boardman-Tasker Prize, l’Adventure Travel Award e il Premio Mazzotti.

La struttura del Corpo Nazionale Soccorso Alpino Speleologico. Articolo Pubblicato da " LA RIVISTA" del CAI, mese di Marzo-Aprile 2011. A cura di Valerio Zani, vice presidente CNSAS

Leggi l'articolo.

 

 

Articolo pubblicato su "LA RIVISTA" bimestrale del Club Alpino Italiano luglio - agosto 2011.
Leggi L'articolo. 

Convocata la riunione del Consiglio Regionale del Servizio regionale Friuli Venezia Giulia Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico in sede congiunta ai Consiglio di Zona della I Delegazione alpina e II Gruppo speleologico per il giorno 20/09/2011 alle ore 20.00 presso il centro di coordinamento di soccorso speleologico di Padriciano TS.

C.N.S.A.S. Servizio Regionale Friuli Venezia Giulia - C.P. 19, 33010 Osoppo (UD) C.F. 93008660305 - ..:: Layout dk2011 ::..